Tipi di protesi mammarie: come scegliere volume, forma e materiale
Ultimo aggiornamento:26 Agosto 2026

Redatto dal team editoriale di Doku Clinic. Revisionato e approvato dal Dr. Engin Öcal, Responsabile di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica.
Rotonde o a goccia, silicone tradizionale o gel coesivo di ultima generazione: qualunque sia la scelta, i diversi tipi di protesi mammarie influenzeranno per tutta la vita il modo in cui ti muovi e in cui ti senti nel tuo corpo. In questa guida 2026 passiamo in rassegna tutti i materiali, le forme, le misure e le superfici disponibili, indicando per ciascuna opzione il seno di partenza ideale, insieme alle considerazioni decisive su incisioni e posizionamento della protesi(sottoghiandolare, sottomuscolare o dual plane).
In sintesi:
- La scelta del volume in cc dipende dalla larghezza del torace e dall’elasticità dei tessuti.
- Le protesi a goccia creano una curva morbida e naturale, mentre le protesi rotonde danno il massimo riempimento al polo superiore.
- Nelle corporature magre il posizionamento sottomuscolare profondo è vivamente consigliato, perché nasconde i bordi della protesi.
L’anatomia di una protesi mammaria

Prima di entrare nel merito dei singoli tipi di protesi mammarie, è utile ricordare che ognuna di esse è composta da due parti: l’involucro e il riempimento.
- L’involucro esterno: un elastomero di silicone, progettato per essere abbastanza flessibile da risultare naturale al tatto e abbastanza resistente da prevenire le rotture. Nel 2026 viene realizzato a più strati sovrapposti.
- Il riempimento interno: determina il peso, il movimento e la consistenza della protesi. In genere la scelta è tra una soluzione salina e il gel di silicone.
| Caratteristica | Riempimento salino | Riempimento in silicone |
| Materiale | soluzione fisiologica sterile | gel di silicone reticolato |
| Consistenza | più soda, simile a un palloncino d’acqua | molto vicina al tessuto mammario naturale |
I 2 tipi di protesi mammarie in base al materiale
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Il materiale di riempimento determina come la protesi risulterà al tatto. Sono sostanzialmente due le opzioni che dominano oggi la mastoplastica additiva.
1. Protesi in silicone
Da decenni le protesi in silicone restano la scelta d’elezione per naturalezza di aspetto e di consistenza. Il gel viscoso riproduce la densità e l’elasticità della ghiandola mammaria e, proprio grazie a questa capacità di imitare i tessuti, riduce sensibilmente il rischio di rippling, ovvero le antiestetiche increspature visibili sotto pelle. Lo svantaggio? Essendo preriempite, richiedono un’incisione più lunga rispetto alle protesi saline.
Protesi gummy bear
Le protesi gummy bear contengono silicone altamente coesivo e a memoria di forma. Se ne tagliassi una a metà, il gel resterebbe compatto, mantenendo intatto il proprio profilo: da qui il richiamo alle caramelle gommose. Questa stabilità fa sì che le protesi gummy bear conservino la loro proiezione per decenni, resistendo alla forza di gravità.
2. Protesi saline
Le protesi saline sono riempite con soluzione fisiologica sterile. A differenza di quelle in silicone, vengono inserite vuote e riempite durante l’intervento: questo consente incisioni chirurgiche più piccole e cicatrici meno visibili. In caso di rottura, la soluzione salina viene semplicemente riassorbita dall’organismo.
Le 2 forme delle protesi mammarie

Una volta scelto il materiale, la decisione successiva riguarda la forma, che definirà come cadranno i vestiti e quale sarà la curva della tua silhouette.
1. Protesi rotonde
Le protesi rotonde sono la scelta migliore per un risultato pieno e ben visibile. Il chirurgo deve però calcolare con precisione la larghezza del torace, perché una protesi rotonda sproporzionata risulta immediatamente riconoscibile. Un altro vantaggio è che non possono ruotare in modo problematico: anche se negli anni girassero all’interno della tasca, il risultato estetico resterebbe identico.
2. Protesi anatomiche (a goccia)
Se la priorità è un risultato che non si noti, le protesi a goccia sono quelle dall’aspetto più naturale. Hanno un volume maggiore nella parte inferiore, esattamente come la curva di un seno vero. Sono inoltre riempite con silicone coesivo a memoria di forma, così il profilo a goccia si mantiene per decenni.
Volume e proiezione delle protesi mammarie

Le misure delle protesi mammarie si esprimono in centimetri cubi (cc). In chirurgia del seno, però, non conta tanto la misura in sé quanto la proporzione con il corpo. Una protesi da 350 cc apparirà completamente diversa su una paziente alta e di spalle larghe rispetto a una corporatura minuta.
L’elasticità dei tessuti nella scelta del volume
Anche il volume e il profilo perfetti falliscono se il corpo non è in grado di sostenerli. L’elasticità della pelle e lo spessore del tessuto mammario costituiscono le fondamenta dell’intero intervento. Se pretendi un volume che superi i tuoi limiti biologici, rischi un assottigliamento importante della cute, rippling visibile e un cedimento precoce del seno.
Le misure delle protesi in cc
Non esiste una conversione fissa tra centimetri cubi e coppe del reggiseno. Una protesi da 300 cc su una base toracica di 11 cm dà una C piena, mentre gli stessi 300 cc su una base di 14 cm si perdono nei tessuti e arrivano appena a una B. Anche i produttori fanno la differenza: due protesi di volume identico possono apparire diverse a seconda del profilo e dell’involucro. Usa la tabella seguente come orientamento di massima per una paziente di corporatura media, poi lascia che sia il chirurgo a confermare in base alla misurazione reale della tua base mammaria.
| Volume | Come appare il risultato | In genere consigliato per |
| 150–200 cc | cambiamento appena percepibile | corporature minute, seno svuotato dopo l’allattamento |
| 200–250 cc | circa una coppa in più | toraci stretti, tessuti sottili |
| 250–300 cc | la fascia più richiesta in Italia e in Europa | larghezza toracica media (base 12–13 cm) |
| 300–350 cc | circa due coppe su una corporatura media | buona elasticità cutanea |
| 350–400 cc | reggiseni e top vanno di solito rinnovati | toraci più larghi o tessuti spessi |
| 400–450 cc | aumento decisamente evidente | basi ampie (da 13,5 cm) con tessuto sufficiente a coprire i bordi |
| 450–550 cc | il peso della protesi inizia a incidere sulla tenuta della pelle | pazienti alte o di spalle larghe con cute molto tonica |
| oltre 550 cc | proiezione massima, raramente proporzionata | riservato a toraci molto ampi o a interventi di revisione |
Proiezione bassa, moderata e alta
Il profilo di una protesi incide moltissimo sulla percezione della sua misura, perché stabilisce quanto la protesi sporge in avanti rispetto alla parete toracica.
- Le protesi a profilo basso hanno una base più ampia e restano più aderenti al torace.
- Le protesi a profilo alto hanno una base più stretta ma proiettano molto di più in avanti.
- I profili moderati si collocano comodamente a metà strada e rappresentano il compromesso più versatile.
Protesi lisce e testurizzate: la superficie
La scelta tra un involucro completamente liscio e un rivestimento ruvido, simile alla carta vetrata, è tutt’altro che secondaria. La superficie influenza il modo in cui la protesi interagisce con i tessuti circostanti e quindi la stabilità del risultato nel tempo.
Protesi lisce
Le protesi lisce sono ormai lo standard indiscusso e offrono il movimento più morbido e naturale possibile. L’involucro è privo di attrito, così la protesi si muove liberamente riproducendo l’oscillazione del tessuto mammario.
Protesi testurizzate
Le protesi testurizzate hanno una superficie ruvida che aderisce ai tessuti. Questa presa impedisce la rotazione ed è per questo la soluzione ideale per le protesi anatomiche a goccia.
Incisioni e posizionamento chirurgico
In mastoplastica additiva non si può prescindere dal tema delle incisioni, delle cicatrici che ne derivano e del posizionamento della protesi. Alcuni tipi di protesi mammarie, infatti, sono compatibili soltanto con una determinata via d’accesso o con una specifica tasca, sia essa sottoghiandolare, sottomuscolare o dual plane.
Posizionamento sottomuscolare o sottoghiandolare?
Collocare la protesi direttamente sopra il muscolo pettorale è ciò che si definisce posizionamento sottoghiandolare.Offre un recupero più rapido, ma espone la protesi a un rippling più facilmente visibile.
Al contrario, il posizionamento sottomuscolare colloca il dispositivo parzialmente o totalmente sotto il muscolo pettorale. Ne deriva una copertura naturale che nasconde i bordi dell’involucro in silicone e garantisce un contorno morbido, destinato a invecchiare bene.
La tecnica dual plane
La più importante innovazione della mastoplastica additiva moderna è la tecnica dual plane. Questo intervento avanzato colloca la metà superiore della protesi sotto il muscolo pettorale, mentre la metà inferiore resta sotto il tessuto ghiandolare.
Eseguire una mastoplastica dual plane impeccabile richiede competenze fuori dal comune e anni di formazione specialistica. Chirurghi come il Dr. Engin Öcal di Doku Clinic adottano questo metodo per garantire il massimo sostegno e ridurre il rischio di cedimento del seno a lungo termine.
Come la protesi determina l’incisione
Se la tua priorità assoluta è avere la cicatrice più piccola possibile, potresti rientrare in quella minoranza di pazienti che sceglie le protesi saline al posto del silicone. Il motivo è semplice:
- Le protesi in silicone sono preriempite e richiedono quindi un’incisione più ampia, di norma nascosta nel solco sottomammario, la piega naturale sotto il seno.
- Le protesi saline vengono inserite vuote, come un palloncino sgonfio. Questo permette al chirurgo un accesso minimo, riempiendo la protesi con soluzione fisiologica sterile solo una volta posizionata all’interno.
Quanto costa una mastoplastica additiva?
Il prezzo dipende molto meno dalla protesi che dal luogo in cui si opera. Anestesia, spese di struttura, protesi, guaine compressive e visite di controllo vengono spesso aggiunti in un secondo momento, e la fattura finale può superare del 40% la prima cifra che ti è stata comunicata. In Italia va inoltre ricordato che l’intervento puramente estetico non è detraibile né coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.
| Paese | Costo totale indicativo (2026) |
| Italia | 5.500 – 9.500 € |
| Svizzera | 9.100 – 13.900 € (CHF 8.500 – 13.000) |
| Spagna | 4.500 – 6.500 € |
| Croazia | 3.000 – 4.500 € |
| Albania | 2.500 – 3.500 € |
| Turchia | 3.000 – 5.500 € (tutto incluso) |
Cambio aggiornato al 25 agosto 2026: 1 CHF ≈ 1,07 €.
Istanbul ha una delle concentrazioni di cliniche di chirurgia plastica più alte al mondo e il volume di interventi eseguiti mantiene bassi i costi per singolo caso. Le cliniche turche tendono inoltre a proporre pacchetti all inclusive che comprendono protesi, degenza, hotel, transfer e controlli post-operatori.
Quanto durano le protesi mammarie?
Le protesi non sono dispositivi a vita, ma non hanno nemmeno una data di scadenza: si sostituiscono quando qualcosa cambia. Il dato che circola più spesso è di 10-15 anni; nella pratica clinica, le protesi in gel coesivo superano frequentemente i vent’anni.
I motivi della sostituzione si dividono in due gruppi:
- Legati alla protesi: rottura dell’involucro, contrattura capsulare, rotazione di una protesi anatomica testurizzata o malposizionamento.
- Legati alla paziente: gravidanza, variazioni di peso importanti, naturale discesa dei tessuti con l’età o semplicemente il desiderio di una misura diversa.
Intervento di revisione
Si definisce revisione qualsiasi secondo intervento eseguito su un seno che ha già le protesi. Circa una paziente su cinque vi si sottopone prima o poi: fa parte del normale percorso della mastoplastica additiva e non è affatto il segnale che qualcosa sia andato storto.
Ciò che l’intervento comporta dipende dal problema da risolvere:
- Sostituzione della protesi: il dispositivo viene rimosso e sostituito attraverso la cicatrice già esistente.
- Capsulectomia: la capsula di tessuto cicatriziale viene rimossa, in parte o del tutto, di solito in caso di contrattura.
- Cambio di tasca: la protesi viene spostata dalla posizione sottoghiandolare a quella sottomuscolare o dual plane, per ottenere maggiore copertura tissutale.
- Revisione con mastopessi: si aggiunge un lifting quando il rilassamento cutaneo ha superato la capacità di sostegno della protesi.
- Espianto: rimozione senza sostituzione, con o senza lifting.
Tecnicamente la revisione è più complessa del primo intervento: l’anatomia è stata modificata, la vascolarizzazione è diversa e il tessuto cicatriziale complica la dissezione. I costi lo rispecchiano e risultano superiori a quelli di una mastoplastica primaria.
Aumento del seno con lipofilling
Nel lipofilling mammario il grasso viene prelevato tramite liposuzione da altre zone del corpo: si tratta quindi anche di un intervento di rimodellamento della silhouette. Il tessuto adiposo (nel trasferimento autologo) può essere prelevato da pancia, cosce o fianchi e può essere combinato con le protesi mammarie in una cosiddetta mastoplastica ibrida.
Nota importante: dal 30 al 40% del grasso trasferito viene riassorbito entro il primo anno. Chi desidera due coppe o più ha di norma bisogno di più sedute, se il lipofilling non viene abbinato alle protesi.
Domande frequenti
Quanto durano davvero le protesi mammarie?
Le protesi moderne non scadono, ma non sono nemmeno garantite a vita. La maggior parte va sostituita fra i 10 e i 15 anni. Le protesi gummy bear di quinta generazione, però, mantengono spesso un’integrità strutturale impeccabile ben oltre i vent’anni, salvo complicanze cliniche.
Quale tipo di protesi dà il risultato più naturale?
Le protesi anatomiche a goccia posizionate sotto il muscolo offrono la curva più autentica. Nelle pazienti con tessuto proprio sufficiente, anche le protesi rotonde lisce in silicone con tecnica dual plane danno risultati spettacolari e assolutamente non riconoscibili, purché siano calibrate con precisione sulla larghezza del torace.
Si può volare dopo una mastoplastica additiva?
Sì, viaggiare in aereo è del tutto sicuro. Le variazioni di pressione in cabina non possono in alcun modo far rompere le protesi. È però necessario attendere dai 5 ai 7 giorni a Istanbul dopo l’intervento: questo garantisce una corretta guarigione e permette all’équipe di Doku Clinic di rilasciare il via libera medico definitivo.
Silicone o soluzione salina: qual è la scelta migliore?
Le protesi in gel di silicone sono universalmente preferite dai chirurghi di alto livello per consistenza e forma davvero naturali. Le protesi saline richiedono incisioni più piccole e segnalano subito un’eventuale rottura, ma il silicone altamente coesivo previene il rippling visibile e imita il tessuto ghiandolare in modo molto più efficace.
Le protesi influenzano la mammografia?
No, ma richiedono tecniche di indagine specifiche. Devi sempre informare in anticipo il radiologo, anche quando accedi allo screening mammografico del Servizio Sanitario Nazionale. Il posizionamento sottomuscolare rende l’esame più semplice. I tecnici utilizzano le proiezioni di Eklund per spostare indietro la protesi e portare avanti il tessuto mammario, così da individuare eventuali lesioni con precisione.
Che cos’è la contrattura capsulare e come si previene?
È un indurimento doloroso e innaturale del tessuto cicatriziale intorno alla protesi. Il rischio si riduce drasticamente scegliendo protesi lisce, optando per il posizionamento sottomuscolare e seguendo con rigore i protocolli di massaggio post-operatorio indicati dalla tua équipe chirurgica.
Le protesi mammarie compromettono l’allattamento?
La maggior parte delle donne allatta senza problemi dopo una mastoplastica additiva, anche se un piccolo rischio esiste. L’incisione nel solco sottomammario è quella che preserva meglio i dotti galattofori. Meglio evitare l’accesso periareolare, intorno al capezzolo, per non compromettere la futura produzione di latte.
Fonti
- ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgery): dati globali annuali sul numero di interventi e sugli standard obbligatori di assicurazione per le complicanze.
- SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica): studi clinici a lungo termine sulla durata del gel di silicone e sui tassi di contrattura capsulare.
- Ministero della Salute – Registro Nazionale delle Protesi Mammarie: linee guida 2026 sulla sicurezza delle superfici protesiche e sull’approvazione dei biomateriali.


