Protesi mammarie in silicone: la guida completa a tipi, intervento e risultati

A close-up view of silicone breast implants, featuring a single clear implant resting on a clean white surface inside a modern medical room with the DOKU CLINIC logo.

Scritto dalla redazione della Doku Clinic. Revisionato e approvato dal Dr. Engin Öcal, chirurgo responsabile di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica.

Le protesi mammarie in silicone danno oggi risultati che, alla vista e al tatto, si distinguono a fatica dal tessuto naturale. Esistono in forme, volumi e superfici diverse: qui te le mostriamo una per una con i vantaggi di ciascuna. Le protesi sono il cuore di questa guida, ma vogliamo andare oltre: capire come si svolge la mastoplastica additiva, sapere come verificare che siano certificate dai migliori marchi al mondo e conoscere le basi della sicurezza clinica è il modo migliore per scegliere con la testa.

I punti chiave di questo articolo:

  • Ogni protesi certificata è accompagnata da numeri di serie, garanzia a vita e passaporto protesico.
  • Le protesi in gel coesivo, quelle che tutti chiamano «gummy bear», hanno ridotto sensibilmente il rischio di rotture silenti e di fuoriuscita del gel.
  • Larghezza del torace, elasticità cutanea e tessuto già presente stabiliscono quali protesi puoi realmente scegliere.
  • Le protesi in silicone non durano per sempre: risonanze magnetiche periodiche e sostituzione a distanza di anni fanno parte della normale prassi.

Quali tipi di protesi mammarie in silicone esistono?

Come anticipato, le protesi in silicone esistono in versioni molto diverse: cambiano coesività del gel, forma, superficie e profilo. Qui sotto passiamo in rassegna le categorie principali con i dettagli che contano.

1. Protesi in gel coesivo, le cosiddette «gummy bear»

A close-up of a hand gently squeezing a translucent Gummy Bear Silicone Implant against a dark grey background to demonstrate its firm, cohesive texture.

Le protesi in gel coesivo rappresentano la più grande innovazione della chirurgia estetica del seno degli ultimi vent’anni. Sono realizzate con un gel denso e stabile nella forma: il silicone mantiene il proprio profilo e resta al suo posto in sicurezza anche se l’involucro esterno si danneggia. È questa consistenza ad aver fatto nascere il soprannome «gummy bear», caramella gommosa.

  • La tecnologia a gel coesivo permette di ottenere una forma a goccia straordinariamente naturale.
  • Consente inoltre al chirurgo di lavorare con maggiore precisione, così che il risultato resti armonico anche a distanza di anni.

2. Forma rotonda o anatomica a goccia?

An illustration comparing round vs teardrop implants, showing a perfectly symmetrical round implant on the left next to a sloped, bottom-heavy teardrop implant on the right.

La forma decide dove si distribuirà il volume. Una protesi rotonda lo ripartisce in modo uniforme sopra e sotto il capezzolo; una protesi anatomica lo concentra nel polo inferiore.

  • Le protesi rotonde danno più proiezione al polo superiore e non presentano alcun rischio di rotazione, ma non restituiscono lo stesso effetto naturale della goccia.
  • Le protesi anatomiche hanno più volume nel polo inferiore che in quello superiore e riproducono la naturale inclinazione del seno. Richiedono una tasca più aderente e una superficie testurizzata.

3. Superficie liscia o testurizzata?

Protesi mammarie in silicone: la guida completa a tipi, intervento e risultati

La superficie determina come la protesi interagisce con la capsula che il corpo forma intorno a essa.

  • Le protesi in silicone a superficie liscia si muovono liberamente all’interno della tasca e sono oggi le più utilizzate in assoluto.
  • Micro e nanotesturizzate: pensate per ridurre le rotazioni e la formazione della capsula.
  • Macrotesturizzate: ritirate da diversi mercati dopo che è emerso il collegamento con il BIA-ALCL.

4. Profilo e proiezione

Protesi mammarie in silicone: la guida completa a tipi, intervento e risultati

Due protesi con lo stesso volume possono dare risultati completamente diversi. Una protesi da 300 cc a profilo basso si distribuisce su una base più ampia; una da 300 cc ad alto profilo poggia su una base più stretta e sporge maggiormente in avanti. È la larghezza del tuo torace a stabilire quale profilo sia anatomicamente possibile.

Dove si pratica l’incisione per le protesi in silicone

L’accesso chirurgico decide dove finirà la cicatrice. Per le protesi in gel coesivo, già preriempite, l’accesso sottomammario è lo standard: la cicatrice resta nascosta nella piega naturale sotto il seno.

  • Sottomammaria: l’incisione più affidabile per le protesi in silicone. Offre al chirurgo la massima visibilità e permette di posizionare la protesi con precisione millimetrica.
  • Periareolare: lungo il margine inferiore dell’areola. La cicatrice si confonde con il confine del pigmento, ma l’incisione attraversa il tessuto ghiandolare e comporta un rischio più alto di alterazioni della sensibilità e di contaminazione batterica.
  • Transascellare: attraverso l’ascella. Nessuna cicatrice sul seno, però il controllo della tasca è indiretto e le revisioni richiedono quasi sempre una seconda incisione altrove.
  • Transombelicale (TUBA): attraverso l’ombelico. Possibile soltanto con protesi saline, che vengono riempite dopo l’inserimento. Non è praticabile con le protesi in silicone preriempite.

Sopra o sotto il muscolo? Il posizionamento della protesi

Il piano si sceglie in base a quanto tessuto naturale hai per coprire la protesi. Le pazienti magre hanno bisogno del muscolo per mascherarne i bordi, chi ha più tessuto ghiandolare gode di maggiore libertà.

Nella maggior parte dei casi è la tecnica dual plane a offrire il miglior equilibrio: il muscolo copre il polo superiore, il polo inferiore resta libero e la protesi può assestarsi disegnando una linea naturale.

  • Sottoghiandolare: sopra il muscolo. Recupero più rapido, ma nelle pazienti magre i bordi della protesi e il rippling si notano di più.
  • Sottomuscolare: riduce al minimo il rippling visibile, abbassa il rischio di contrattura capsulare e garantisce una linea morbida e armonica.
  • Dual plane: muscolo sul polo superiore, ghiandola su quello inferiore. È la scelta più diffusa con le protesi in gel coesivo.
  • Sottofasciale: sotto la fascia che riveste il muscolo. Una via di mezzo che offre una copertura leggermente superiore rispetto al piano sottoghiandolare senza incidere il muscolo.

Protesi saline o in silicone?

Le pazienti con poco seno naturale scoprono spesso che le protesi saline formano pieghe o sembrano artificiali. È esattamente il tipo di fisico per cui le protesi mammarie in silicone hanno senso.

  • Le protesi saline sono riempite con soluzione fisiologica sterile e richiedono un’incisione più piccola, ma raramente restituiscono la naturalezza al tatto del silicone.
  • Le moderne protesi in silicone arrivano già preriempite di gel coesivo e offrono una consistenza più morbida e realistica. In compenso richiedono un’incisione più lunga.
Caratteristica Protesi saline Protesi in silicone (gel coesivo)
Consistenza e tatto più rigide, a volte leggermente artificiali molto naturali, vicinissime al tessuto mammario vero
Lunghezza dell’incisione minore (le protesi si riempiono durante l’intervento) leggermente maggiore (le protesi sono preriempite)
Rilevamento della rottura visibile subito, il seno si sgonfia rapidamente serve una risonanza magnetica (rotture silenti)
Rischio di rippling più alto, soprattutto nelle pazienti molto magre nettamente più basso, resa più uniforme
Investimento economico costo iniziale in genere inferiore investimento più alto, ma con una tenuta estetica superiore

Come si svolge l’intervento di mastoplastica additiva?

Alla Doku Clinic, il Dr. Serkan Aygin e il Dr. Engin Öcal hanno costruito protocolli clinici che analizzano parete toracica, elasticità della pelle, asimmetrie e volume mammario. È questo studio preliminare a permetterci di prevedere come si comporterà la protesi nel tuo corpo.

Gli esami preoperatori

Ogni mastoplastica additiva comincia con l’analisi del fisico, della storia clinica e delle motivazioni dietro alla tua scelta. Per affrontare l’intervento le pazienti devono essere in buona salute sul piano fisico e psicologico. Sulla base di esami del sangue approfonditi, elettrocardiogramma e imaging 3D, il Dr. Engin Öcal mette a punto il piano operatorio.

La nostra checklist preoperatoria comprende:

  • esami ematici completi e studio della coagulazione
  • ecografia mammaria
  • mammografia di riferimento
  • simulazione 3D per visualizzare profili e proiezioni diverse
  • colloquio su anestesia e digiuno preoperatorio

L’intervento passo per passo

La mastoplastica additiva si esegue in anestesia generale e dura tra i 60 e i 90 minuti quando si tratta di un primo intervento. Ecco la sequenza chirurgica così come la esegue il Dr. Engin Öcal alla Doku Clinic:

  1. Disegno preoperatorio: si esegue con la paziente in piedi, prima dell’anestesia. Il chirurgo traccia la linea mediana, il solco esistente e la posizione prevista per il nuovo solco.
  2. Anestesia: l’anestesia generale viene somministrata dall’anestesista, con monitoraggio continuo per tutta la durata dell’intervento.
  3. Incisione: un’incisione di 4-5 cm nel solco sottomammario, calibrata per far passare la protesi preriempita senza deformare il gel.
  4. Creazione della tasca: il chirurgo scolla il piano tissutale scelto in fase di pianificazione e ne controlla i margini con precisione, così che la protesi resti centrata dietro il capezzolo.
  5. Emostasi: ogni punto di sanguinamento viene chiuso prima che la protesi entri. Il sangue all’interno della tasca è un fattore scatenante noto della contrattura capsulare.
  6. Prova con i sizer: protesi di prova temporanee confermano volume e simmetria prima di aprire la protesi definitiva.
  7. Inserimento della protesi: si esegue con tecnica no-touch tramite imbuto dedicato, cambiando i guanti e irrigando la tasca con antibiotico.
  8. Verifica della simmetria: la paziente viene portata in posizione seduta sul lettino per controllare altezza del solco, proiezione e posizione dei capezzoli su entrambi i lati.
  9. Chiusura: l’incisione viene chiusa per piani con suture riassorbibili. Nella mastoplastica additiva primaria i drenaggi non sono di norma necessari.
  10. Medicazione: cerotti e reggiseno contenitivo vengono applicati prima del risveglio, per sostenere le protesi fin dalla prima ora.

Quanto costa un intervento di mastoplastica additiva?

In Italia una mastoplastica additiva parte in genere da 5.500 € e supera spesso i 9.000 €, mentre nella Svizzera italiana si va oltre i 12.000 €. Il Servizio Sanitario Nazionale non copre gli interventi puramente estetici, quindi la spesa è interamente a tuo carico.

Le protesi certificate Mentor e Motiva, invece, in Turchia partono da circa 3.850 € in strutture d’eccellenza come la Doku Clinic. Sono esattamente le stesse protesi, verificabili tramite i codici identificativi, impiantate da alcuni tra i chirurghi più esperti al mondo, che operano ogni giorno pazienti da ogni parte del pianeta.

Paese Costo complessivo tipico Di norma incluso
Italia (cliniche private) 5.500 – 9.000 € onorario del chirurgo, anestesia
Svizzera italiana (Ticino) 10.000 – 16.000 € (CHF 9.200 – 14.700) chirurgo, clinica, una notte di degenza
Turchia (Doku Clinic) da 3.850 € protesi certificate Mentor o Motiva, chirurgo, anestesia, degenza, guaine contenitive, transfer, soggiorno e controlli post-operatori

Recupero e risultati

Al risveglio dall’intervento è normale avere sbalzi d’umore o sentirsi in ansia. Il tuo corpo sta reagendo all’anestesia, al trauma chirurgico e si sta adattando alla presenza delle protesi in silicone. Riconoscerlo ti permette di concentrarti sulla guarigione.

Le prime 48 ore

Aspettati gonfiore importante, fastidio moderato e una sensazione di forte pressione, soprattutto con il posizionamento sottomuscolare. Fa parte del normale percorso di guarigione e riceverai una terapia antidolorifica per stare bene.

La prima settimana

Il fastidio raggiunge il picco al secondo o terzo giorno e poi cala costantemente. La maggior parte delle pazienti sospende gli antidolorifici da prescrizione entro fine settimana e prosegue con il solo paracetamolo.

  • Dormi supina, con il busto sollevato di circa 30 gradi.
  • Tieni il reggiseno contenitivo sempre indosso, anche di notte.
  • Fai brevi passeggiate già dal primo giorno per ridurre il rischio di trombosi.
  • Non sollevare le braccia sopra le spalle e non portare pesi superiori ai 2 kg.
  • Il lavoro d’ufficio è di solito possibile dal quinto-settimo giorno.
  • Lividi, senso di tensione e bruciore lungo l’incisione sono del tutto previsti.

Dal primo al terzo mese

È la fase in cui le protesi diventano davvero tue. Man mano che il muscolo pettorale si rilassa e il tessuto si distende, le protesi scendono all’interno della tasca e il polo superiore si ammorbidisce: è il processo noto come drop and fluff.

  • Dalla seconda alla quarta settimana: il gonfiore cala nettamente e il seno inizia ad ammorbidirsi.
  • Dalla quarta alla sesta settimana: quasi tutte le pazienti riprendono un’attività cardiovascolare leggera.
  • Dalla sesta all’ottava settimana: di solito si può tornare ad allenare petto e parte superiore del corpo.
  • In questo periodo la sensibilità dei capezzoli può oscillare tra intorpidimento e ipersensibilità.
  • Il trattamento delle cicatrici inizia quando l’incisione è completamente chiusa, in genere alla terza o quarta settimana.
  • I controlli programmati in questa finestra intercettano le piccole complicanze prima che diventino un problema.

Il risultato definitivo

La forma definitiva compare tra il terzo e il sesto mese, mentre la cicatrice continua a schiarirsi fino a diciotto mesi. Giudicare il risultato prima del terzo mese significa giudicare il gonfiore, non il tessuto mammario.

  • Posizione finale, morbidezza e simmetria si stabilizzano entro il sesto mese.
  • Le cicatrici passano dal rosso al pallido nell’arco di dodici-diciotto mesi.
  • Una lieve asimmetria è normale: non esistono due seni identici, né prima né dopo l’intervento.
  • Il passaporto protesico, con marca e numeri di serie, va conservato per sempre.
  • Viene programmato un esame di riferimento che servirà da termine di paragone per i controlli futuri.

Cura nel tempo e sostituzione delle protesi

Prima o poi servirà un intervento di revisione: per una perdita di silicone, per una contrattura capsulare o semplicemente per il desiderio di cambiare taglia. La realtà è questa: tutte le protesi in silicone sono dispositivi temporanei, destinati a essere sostituiti o rimossi.

Con il passare degli anni il rischio di cedimento cresce naturalmente. Le autorità sanitarie internazionali raccomandano con forza di programmare una risonanza magnetica ad alta risoluzione o un’ecografia specialistica ogni 2-3 anni una volta superato il quinto anno.

Domande frequenti

Quanto durano le protesi mammarie in silicone?

Le protesi mammarie in silicone non sono dispositivi permanenti. In genere durano dai 10 ai 15 anni. Devi programmare controlli con risonanza magnetica ogni 2-3 anni per individuare eventuali rotture silenti e mettere in conto una sostituzione o un intervento di revisione.

Le protesi in gel coesivo («gummy bear») sono sicure?

Sì, le protesi in gel coesivo sono considerate molto sicure e dispongono di marcatura CE ai sensi del Regolamento europeo sui dispositivi medici (MDR). Il loro gel denso e stabile nella forma impedisce la fuoriuscita di silicone liquido anche se l’involucro esterno si rompe, riducendo drasticamente il rischio di una diffusione silente.

L’intervento lascia cicatrici evidenti?

Una cicatrice minima è inevitabile, ma i chirurghi più bravi la nascondono alla perfezione. Utilizzando l’incisione sottomammaria, nascosta direttamente nella piega naturale del seno, la sottile cicatrice diventa praticamente invisibile una volta guarita e schiarita del tutto.

Posso allattare dopo aver messo le protesi in silicone?

La maggior parte delle donne riesce ad allattare senza problemi dopo una mastoplastica additiva. Scegliere il posizionamento sottomuscolare e l’incisione sottomammaria riduce al minimo il trauma ai dotti galattofori e al tessuto ghiandolare, preservando in sicurezza la capacità naturale di allattare.

Fonti e riferimenti medici

  • Ministero della Salute – Dispositivi medici: indicazioni sulla vigilanza, sulle segnalazioni di incidenti e sui profili di sicurezza delle protesi mammarie in silicone.
  • SICPRE, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica: parametri clinici su tassi di contrattura capsulare, Breast Implant Illness (BII) e tempi di recupero post-operatorio.
  • ISAPS, International Society of Aesthetic Plastic Surgery: dati statistici mondiali sulla sicurezza della mastoplastica additiva, sui volumi chirurgici e sugli standard internazionali.
  • EBOPRAS, European Board of Plastic Reconstructive and Aesthetic Surgery: standard di sicurezza di riferimento per le tecnologie a gel coesivo e requisiti delle strutture accreditate.
  • AICPE e Swissmedic: linee guida associative italiane sulla chirurgia estetica del seno e sorveglianza dei dispositivi medici per le pazienti della Svizzera italiana.